Ci sono viaggi che nutrono lo spirito. Altri che educano il gusto. E poi ci sono esperienze come Quenelle & Zen: un percorso fuori dal tempo, dove la contemplazione incontra la gastronomia, la temperatura diventa linguaggio, e la forma perfetta di una quenelle si trasforma in meditazione in movimento.
Nato dall’incontro tra l’estetica zen e l’arte del gelato gastronomico, Quenelle & Zen è un ritiro esclusivo – o forse un sogno a occhi aperti – destinato a chi ha imparato a cercare l’equilibrio tra consistenza e presenza, tra cucchiaio e coscienza.
Il ritiro si svolge nella campagna di Taichung, Taiwan, tra colline tranquille, piogge leggere e templi antichi. Il cuore pulsante dell’esperienza è Minimal, la prima gelateria al mondo a ricevere una stella Michelin. Ma dimenticate coni e coppette: qui ogni assaggio è una cerimonia, ogni portata una variazione sulla temperatura, ogni impiattamento un haiku.
L’essenza del freddo
Nel corso dei sei giorni, i partecipanti saranno invitati a lasciare andare il superfluo, partendo da un gesto tanto semplice quanto essenziale: la formazione della quenelle.
Modellare, ruotare, ascoltare. Il cucchiaio come estensione del respiro. L’attimo in cui la crema prende forma, senza forzature.
La pratica quotidiana alterna momenti di meditazione camminata nelle foreste di aghi di pino, esercizi di respirazione guidata in cella frigorifera, e sessioni di impiattamento cieco su pietre di basalto refrigerate. Gli allievi imparano a distinguere le sette fasi del freddo, dal -20°C della resistenza al -6°C dell’apertura sensoriale. Ogni temperatura corrisponde a un’emozione. Ogni consistenza, a un ricordo.
Minimal, il culmine del viaggio
Il culmine del viaggio è rappresentato dalla cena di degustazione al Minimal, dove i sapori si raccontano in equilibrio tra tradizione e sorpresa. Sake e fiori di zenzero selvatico. Tè Pu’er con legno di canfora. Variazioni di litchi, patata dolce, aghi di pino e matcha servite con precisione chirurgica e grazia rituale.
Ogni piatto, una pausa. Ogni sorbetto, una domanda.


Durante la cerimonia del tè “freddo”, servito a -6°C, il maestro invita al silenzio. “Il gusto è l’eco del tempo che ci concediamo”. Nessuno risponde. Ma molti annuiscono, lentamente.
La skenellata interiore
Non mancano i momenti più intensi, come la Skenellata di gruppo, in cui i partecipanti – disposti in cerchio – formano una quenelle collettiva su una lastra di ghiaccio mentre recitano il mantra delle tre consistenze: “accogli, modella, lascia andare”.
Al termine del percorso, a ciascuno viene consegnato il diploma di 1° Dan in Arte della Skenellata Interiore.

Ma più che un riconoscimento, è un invito a portare nel mondo quell’equilibrio fragile e luminoso che solo il freddo ben temperato può insegnare.
Per partecipare
Il ritiro è aperto a chi ha completato almeno 108 impiattamenti consapevoli e possiede un cucchiaio personale (in acciaio, legno o titanio zen).
Per candidarsi, bisogna lasciare un commento spiegando perchè ci si sente pronti/e per la skenellata interiore.
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Un pesce d’aprile perfetto 🤣🤣🤣🤣
Qualche pazzo che veniva con me magari lo trovavo anche 😀
Belin Andrea, un bellissimo pesce d’Aprile, comunque vero , noi siamo skenellatori nell’anima !!!!
Pensa se fossi così invasato da organizzare una roba del genere? haha